A metà strada

Sono le proprie aspettative che, con umiltà e delicatezza, bisogna imparare ad adagiare sul piano delle reali possibilità di vita? Avere misura di sè, si dice, è indice di saggezza.

Sono invece il proprio talento, il proprio impegno, che vanno affinati con costanza perché prendano il volo e avvistino il cielo terso dei propri sogni? Coraggio e intraprendenza, si dice, sono alla base del miglioramento di sè.

La risposta è: probabilmente entrambe le cose. Trovo che nella mia vita, finalmente, le due parabole si siano abbracciate. Sì, a metà strada.

(in foto: particolare da “Mediterranea” di Pupino Samonà)

Quando la sera…

Quando la sera vado a dormire, è un lento e placido scivolare verso il sonno. Niente di più gioioso che ritrovarmi nell’intimo del mio letto. A lui mi consegno nella sincerità della mia stanchezza, indifeso come un bimbo.

Picasso sa riconoscere il momento, e il più delle volte eccolo lì, a far ciambella proprio accanto a me. Probabilmente si sentirà protetto, ma tante volte mi diverto a pensare che sia lui a proteggere me, a traghettarmi per la notte come un’esperta vedetta, con quei suoi occhi che sono sempre lì per lì a schiudersi alla più piccola sollecitazione.

Il pensiero si fa sempre più lieve e diradato: ad un certo punto realtà e fantasia si intrecciano imprevedibilmente. Quasi sempre ho dei lampi di memoria: ricordi che mi sforzo di ricollocare nella giornata appena conclusa. Poi mi rendo conto: sono ricordi sì, ma di sogni. Di quelli che ho vissuto la notte precedente.

Credevo di averli rimossi, ma sono ancora lì, dentro di me. E sembrano chiamarmi a sè, drappi di una tela sconfinata che si estende notte dopo notte. Arriverò presto.