Non manca molto al nuovo trattamento cinematografico dei Fantastici Quattro e, di conseguenza, anche il Dottor Destino troverà nuova vita sul grande schermo; stavolta, si spera, in una foggia che renda giustizia al personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby.

Uno spunto, secondo me, potrebbe venire dal passato recente, precisamente dai primi anni duemila e dall’apprezzata gestione di Fantastic Four Mark Waid e Mike Wieringo.

In una fase storica in cui realismo e attualità – in vari gradi – entravano di prepotenza nell’intreccio narrativo dell’universo Marvel, la prosa scanzonata di Mark Waid e il tratto cartoonesco di Mike Wieringo sembravano voler riportare all’ingenuità e alla leggerezza dei primi anni ’60. Perché, se è vero che i Fantastici Quattro aprirono la strada al novero dei “supereroi con superproblemi”, al contempo ne costituirono l’angolo più solare, ottimista, votato al fantastico.

Eppure, a pochi numeri dall’avvio, qualcosa accade. Il numero 67 (“Under her skin”, giugno 2003) ha come unico protagonista Destino. Il tono della narrazione, per una volta, si fa composto, interlocutorio: segue il personaggio nella ricerca di qualcosa, forse di una redenzione.

Senza violare troppo lo spoiler, dirò che quando lessi le ultime pagine del numero, rimasi senza parole.

Negli anni ho visto Destino torturare, uccidere, perfino tentare di conquistare il mondo, senza che questo mi distogliesse dalla consapevolezza di star leggendo un fumetto. Stavolta no. Stavolta Destino compie il male come superamento del confine delimitato dal sacro.

E per la prima volta cambia. Assume nuova pelle. Diremmo per sempre, se le politiche del comic book seriale non riportassero, periodicamente, al ripristino dello status quo. Ma per quel breve istante Mark Waid ci regala una figura vertiginosa, imperscrutabile. Eppure intimamente umana.

E per questo, reale.

Fantastic Four (vol. 3) #67 è stato pubblicato in Italia su Fantastici Quattro 231, Panini Comics.