Un po’ per gioco, un po’ perchè “due parole mi va di spenderle”, e non senza confessare un punto di narcisismo, mi sono divertito a immaginare che un giornalista in disperata cerca di spunti, non trovi di meglio che intervistarmi per l’anniversario di un progetto che creai tanti anni fa.

Tra pochi mesi saranno dieci anni dalla nascita de “La Palermo Vegetariana”: per chi non lo sapesse, è un progetto no-profit che nacque, inizialmente, come sito-mappa dei luoghi veg-friendly di Palermo. Che ricordo ha di quei giorni?

Molto positivi: erano legati al piacere di scoprire e condividere le informazioni. Essere vegetariano a Palermo dieci anni fa non era certo come oggi: l’argomento non era di moda, o se preferisce “di mercato”, per cui le informazioni utili sui luoghi veg-friendly (parlo di punti di ristoro, di negozi di alimentari, ma anche panifici e pasticcerie) sparsi per la città, transitavano per lo più dai social network. Serviva una piattaforma che in qualche modo raggruppasse e sistematizzasse questi dati: l’idea fu piuttosto immediata e altrettanto lo fu la sua realizzazione.

Da lì a poco nacque un vero e proprio blog, inizialmente solo di ricette, poi arricchito da testimonianze, approfondimenti, e perfino da qualche intervista d’eccezione…

Sì. Non c’era nulla di prestabilito, il progetto si è costruito un passo alla volta e, soprattutto, tenendo conto dei suggerimenti che sempre più spesso giungevano. Il blog delle ricette, per esempio, nacque su invito di una lettrice che da parte sua si dilettava in cucina: offrì, in un certo senso, l’esclusiva sui suoi piatti. Ai suoi interventi “ai fornelli” si affiancarono presto quelli di tanti altri lettori. Man mano che il gruppo di amici e collaboratori si espanse, fu naturale anche includere vere e proprie testimonianze: lo trovai un modo per dar “concretezza” a valori che ai più risultavano astratti e lontani. Ricordo poi con grande piacere l’intervista al recentemente scomparso Pino Caruso, che è ancora oggi su YouTube e che consiglio di rivedere: uomo d’altri tempi, seppe raccontare la sua storia di vegetariano con stile e simpatia.

Testimonianze e interviste che segnarono, in qualche modo, il passaggio da “risorsa informativa” a progetto di vera e propria sensibilizzazione. Pochi mesi dopo l’apertura del sito, si tenne infatti la prima edizione palermitana della Settimana Vegetariana Mondiale…

Sì. L’iniziativa si inseriva in una collana di appuntamenti che coinvolgeva varie città del mondo, e anche questa nacque quasi per caso, da uno dei tanti suggerimenti ricevuti. La prima edizione fu decisamente naif, per via dell’inesperienza; devo dire invece che nei due anni successivi fu fatto un buon lavoro, forse anche ottimo: invitammo medici, biologi, veterinari, agronomi, a relazionare sul tema. Era importante che, al di là delle motivazioni etiche che per noi rimanevano le più “forti”, al grande pubblico fosse l’autorevolezza della scienza a parlare. Fui particolarmente soddisfatto della terza edizione, quella del 2012, che in qualche modo riuscì ad integrare la tematica della scelta vegetariana nell’orizzonte più ampio di una consapevolezza etica ed ecologica. In questo mi sento di ringraziare con affetto Lucia Russo, che già da qualche tempo era mia “socia” nel progetto e che, per la buona riuscita dell’evento, si spese davvero senza risparmiarsi.

Nulla però dura per sempre, così nel 2013 lei abbandonò il progetto. Posso chiederle perché?

I motivi sono vari e diversi. Da un canto mi rendevo conto, in qualche modo, di aver detto tutto ciò che avevo da dire. Per qualche tempo pensai ad una nuova edizione della Settimana Vegetariana, ma non riuscii ad immaginare nuovi contenuti che potessero stratificarsi su quanto già proposto. Forse ero io, ormai, ad essere di troppo. Inoltre, proprio in quel periodo, il tema della scelta vegetariana – direi, per fortuna – iniziava ad avere un certo richiamo mediatico. Nel giro di pochi mesi nacquero sui media e sul web tante nuove risorse, con apparati tecnici e redazionali di livello professionale. La cognizione della gente sul tema cresceva. Probabilmente a quel punto anche il nostro progetto avrebbe dovuto professionalizzarsi, pur rimanendo nel solco del no-profit. “La Palermo Vegetariana” aveva “fatto il suo lavoro” in tempi, per così dire, di inconsapevolezza, ma i tempi stessi stavano cambiando. Rinunciare ad inquadrare il tema della scelta vegetariana nella prospettiva più ampia degli stili di vita etici rischiava di esporci ad accuse, forse neppure troppo infondate, di “fondamentalismo”. Per un po’ si parlò di fondare un’associazione, di trasformare il sito in un vero e proprio portale ad argomento più ampiamente ecologico. Ma per tutto questo serviva un investimento di risorse che nessuno di noi sentì di poter immettere. Infine, col senno di poi, non posso negare, a livello personale, una nota di amarezza e di delusione…

A cosa si riferisce?

La gioventù gioca brutti scherzi, ed uno di questi è l’illusione che con le parole giuste sia possibile davvero incidere sulla mente e sul cuore della gente. Ho creduto molto nei valori di cui mi facevo portavoce, ma mi rimane un ragionevole dubbio sul reale impatto morale, di consapevolezza, su chi è stato a leggere, ad ascoltare. C’è un episodio che mi è rimasto impresso più di altri, e forse non è un caso.

Me lo racconti.

Un talk della Settimana Vegetariana, credo dell’ultima edizione da me curata: si parlò a lungo di valori, di etica, di empatia per gli animali. Mi trovai a pensare, osservando il pubblico “Chissà cosa abbiamo seminato nel cuore di queste persone”. Beh, al termine dell’evento venne offerto un buffet vegetariano. Tutti si alzarono di scatto e corsero verso il tavolo, sgomitando per raccattare il piatto. Ricordo in particolare un signore di mezz’età che, non volendo entrare nella calca, mi allungò una banconota chiedendomi, col gesto dell'”occhiolino”, di farlo passare. Ripeto, non credo sia un caso che quest’episodio, che lì per lì dimenticai, oggi mi torna in mente più vivido di altri.

Ha un giudizio su chi ha portato avanti il progetto dopo il suo abbandono? “La Palermo Vegetariana” esiste ancora, ma non ha più un sito, riducendosi alla sola pagina Facebook.

No, non ho un giudizio in materia. Non mi sono più interessato della cosa, considerandolo un capitolo chiuso della mia vita. Sicuramente, però, reputo sia stato un errore non mantenere anche il sito web. Per modesto che potesse essere, meritava di proseguire il suo percorso, anche solo per le tante risorse che conteneva. Le piccole guide, le esperienze raccontate, le tante ricette avrebbero potuto rimanere a disposizione dei lettori, anche semplicemente come testimonianza di un impegno, mio e di altri, per una causa in cui credevamo; potendo fruire tra l’altro di un’attenzione diversa da quella che si lega alla comunicazione sui social network. La mia impressione è che, chiuso il sito, si sia diratata anche la rete degli scambi e delle collaborazioni.

Ultima domanda: ha rimpianti?

No.