Immaginate che, in piena emergenza Coronavirus, un’azienda italiana si trovi a non poter erogare per un periodo più o meno lungo i propri servizi, per cui tanti clienti hanno già pagato. Immaginate che, anziché provvedere – magari in modi compatibili con la propria “salute” – allo storno delle somme versate, quest’azienda pubblichi su Facebook un invito: rinunciate tutti al vostro rimborso.

Sarebbe al minimo di cattivo gusto, non è vero?

Ecco: con qualche doverosa distinzione, non è molto diverso da quanto ha scelto di fare l’amministrazione del Teatro Massimo di Palermo.

Andiamo con ordine. Da oltre due settimane, come tutti i teatri di Palermo, anche il Massimo si vede costretto a sospendere sine die la propria programmazione per via della “stretta” governativa sulla crisi COVID-19. Per non abbandonare del tutto i propri spettatori, inizia a proporre sulla propria web tv filmati d’archivio di rappresentazioni tenutesi negli anni scorsi, più alcuni interventi di artisti dai propri salotti.

Molti spettatori, in solidarietà verso la funzione culturale del Teatro, ma a titolo assolutamente personale, decidono di rinunciare al rimborso di abbonamenti e biglietti per spettacoli che non vedranno mai.

Bene. Il Teatro avrebbe potuto a questo punto far una cosa semplice e intelligente: limitarsi a ringraziare chi ha fatto questa scelta, segnalando tra le righe e velatamente che esiste anche questa opzione.

Invece no: chiede ad alcuni dei “rinunciatari” di registrare dei filmati, ne fa un video, e lo posta sulla propria pagina Facebook, con tanto di hashtag #iorinuncioalrimborso. Facendo propria un’iniziativa personale e di fatto invitando altri – direi nient’affatto tra le righe – a fare la stessa cosa.

Una caduta di stile, a mio avviso, imbarazzante.

Disclaimer: non sono abbonato al Teatro Massimo né ho acquistato biglietti passibili di rimborso.