Dal mio vecchio appartamento ho portato con me soltanto un paio di quadri. Dietro uno di essi c’è una storia che vale la pena di raccontare.

Nel 2015 feci un viaggio di alcuni giorni a Marsiglia, in Francia, per due concerti che avrebbero avuto luogo a pochi giorni uno dall’altro. Una mattina visitai il museo Cantini, fra l’altro molto vicino all’ostello dove risiedevo.

Fra i tanti dipinti esposti (ricordo fra l’altro una bellissima mostra temporanea dedicata ad André Masson) trovai un quadro di František Kupka, “Baby Steel 2”:

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František Kupka è stato un pittore polacco vissuto nella prima metà del Novecento, tra i principali fautori del movimento artistico noto come Orfismo:

Si tratta di una pittura fortemente evocativa (da cui il riferimento mitico ad Orfeo, musicista e poeta), che Apollinaire definisce come “……un piacere estetico puro, una costruzione che colpisce i sensi e un significato sublime, ossia il soggetto. È arte pura”.
Gli orfisti si pongono criticamente nei confronti del Cubismo, dal quale pure derivano il principio della scomposizione della forma e l’analisi dell’immagine da più punti di vista, sottraendosi tuttavia ad una certa rigidezza e staticità del risultato finale.
Una peculiarità dell’Orfismo è l’introduzione del movimento nel processo di scomposizione, che attua una sintesi in termini di maggior omogeneità dei vari momenti statici simultaneamente proposti anche dal Cubismo, ma qui unificati da una forza dinamica ad andamento rotatorio molto vicina alla definizione di spazio-tempo del Futurismo italiano.

Vilma Torselli, “Orfismo o Cubismo orfico, il recupero del colore” (rid.)

Ecco: queste forme metalliche evocarono in me, da subito, i modi in cui il Futurismo, all’inizio del secolo scorso, visualizzava la nascente tecnologia. Ruote e ingranaggi come emblemi di un movimento talvolta impetuoso; sempre, però, guidato da una volontà ordinatrice, quella umana.

Tornato in Italia, cercai una riproduzione di questo dipinto, purtroppo senza fortuna. Durante una di queste ricerche, però, mi imbattei in un’altra opera di Kupka, “Synthesis”:

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Questo quadro, oggi, è appeso in una mia stanza. Mi piace pensare che descriva il processo dell’intuizione logica e intellettuale. Che parli, in definitiva, del mio lavoro, del mio labor di ogni giorno.

Faticoso, come sembra emergere dal rumore e dal fragore dei tanti ingranaggi che si scontrano e si incastrano tra loro; ma al contempo felicemente creativo, quando muove – in quella che è la sintesi – a riunire le logiche nella logica; il molteplice nell’unità.